Autore Topic: Le pagine nere nella storia del Napoli  (Letto 6684 volte)  Share 

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AyeyeBrazov

Le pagine nere nella storia del Napoli
« il: 14 Febbraio, 2011, 14:41:55 pm »
IL FATTACCIO PIU’ CLAMOROSO: GENOA-BOLOGNA CON COLPI DI RIVOLTELLA
Prima di affrontare la ricostruzione delle intemperanze dei tifosi che vide al centro la squadra del Napoli, per onore di cronaca occorre ricordare che il “fattaccio” più famoso di eccessi sportivi in Italia fu registrato nel 1925, quando tifosi del Bologna e del Genoa si presero a rivoltellate dai treni nella stazione di Torino. Il Bologna e il Genoa erano finaliste per il titolo nazionale. A Bologna avevano vinto i liguri per 2-1, ed a Genova gli emiliani si erano imposti col medesimo punteggio. Occorreva la “bella” che si giocò a Milano. Il Genoa vinceva per 2-1, quando il cannoniere bolognese Muzioli, quello che sfondava le reti con i suoi tiri, sparò una “bomba” contro la porta di De Prà. Il difensore respinse la palla, ma molti tifosi bolognese l’arbitro videro la sfera varcare la linea bianca. L’arbitro decretò, quindi, il 2-2. Di qui invasione di campo, sospensione e nuova ripetizione a Torino dove la partita si chiuse alla pari ( 1-1) dopo i “supplementari”. Con la prospettiva di una ennesima partita, i tifosi del Bologna e del Genoa si incontrarono alla Stazione di Torino. I due treni, uno diretto a Bologna, l’altro a Genoa, inopportunamente erano stati affiancati. Prima le ingiurie, poi il lancio di oggetti, infine lo scambio di revolverate, per fortuna senza morti. L’incidente gravissimo fu soffocato dal governo fascista che volle tenere nascosto un episodio che aveva impressionato profondamente. Il terzo spareggio si giocò a Milano, dopo un mese, ma a porte chiuse. Lo scudetto fu poi vinto dal Bologna per 2-0.



CARCANO E FERRARI IN FUGA DA NAPOLI  (18 luglio 1926)



A Napoli, la prima invasione di campo che si ricordi ebbe un grande clamore ed eccezionali conseguenze. Avvenne nella gara di ritorno della finalissima interregionale del torneo 1925-26 tra l’Internaples e l’Alba Roma. Nella notte che precedeva la gara d’andata, i tifosi romani si appostarono sotto le finestre dell’albergo che ospitava i napoletani e per ore ed ore infastidirono i giocatori con le loro stornellate. Gli azzurri dopo una notte ovviamente insonne, stanchi e nervosi, subirono poi un umiliante 6-1 tra il vergognoso comportamento dei tifosi capitolini, i quali durante la partita si distinsero per il lancio di ortaggi, oggetti e insulti. Nella partita di ritorno a Napoli, all’Arenaccia, dopo 10 giorni, la folla napoletana – in cerca di rivalsa - riuscì a contenersi anche perchè l’Internaples era andata in vantaggio ben presto su calcio di rigore, ma sul finire della gara, quando i giochi sembravano già fatti, l’Alba pareggiò con un penalty, dopo un’azione viziata da un fallo simulato. Botte da orbi in campo e sugli spalti, invasione di campo, caccia ai giocatori romani e al malcapitato arbitro Dani. L’allenatore Carlo Carcano (ex nazionale) e il promettente attaccante Ferrari , atterriti dalla gravità degli incidenti e dal clima, fecero le valige e nottetempo lasciarono Napoli per non farvi più ritorno. L’Internaples perse un ottimo tecnico e soprattutto un grande giocatore, la giovane mezzala Giovanni Ferrari che nella sua luminosa carriera in tre diverse squadre (Ambrosiana, Juve e Bologna) vinse poi otto scudetti e due mondiali. Una grossa perdita per il calcio napoletano che aveva saputo ingaggiarlo. Al Napoli fu inflitta la squalifica di campo per un anno, che poi fu ridotta a due mesi, a seguito della riforma del torneo. Si andò a giocare al campo dell’Ilva Bagnoli. Nella foto, Giovanni Ferrari, campione del mondo del 1934 e 1938 che nel 1926, appena ventenne,  giocava con l'Internaples, fuggì dalla città partenopea impaurito per il clima calcistico.



L’ARBITRO NON VIDE LA PALLA IN RETE  (2 gennaio 1927)

Protagonisti per la prima volta i tifosi del Napoli, la società da poco costituita. In campo all’Arenaccia c’era il Genoa. Mentre i rossoblu erano in vantaggio per 3-2, ma pressati dal Napoli, vicinissimo al pareggio, l’ala sinistra azzurra Venturi, a due minuti dalla fine, effettuò un traversone che il portiere genoano parò dentro la rete. L’arbitro Gasperini, lontano dall’azione, non vide la palla in porta e lasciò proseguire l’azione. La contestazione dei tifosi fu violenta e il Giudice Sportivo – a fronte degli incidenti - assegnò partita vinta al Genoa per 2-0. Il fattivo comportamento dei dirigenti e della Polizia evitò la squalifica di campo. Fu scongiurata la mano pesante perché si trattava del campionato in cui il Napoli si classificò ultimo con un solo punto (!!!) all’attivo. Significava sparare sulla Croce Rossa…




IL GESTO DELL’OMBRELLO  (24 maggio 1931)

Napoli- Ambrosiana: una delle sfide tra Sallustro e Meazza si concluse sul campo per 2-2 (entrambi in gol), ma la partita vide poi protagonisti i tifosi. Mentre le squadre erano sull’1-1, l’ala milanese Visentin accompagnò il gol del 2-1 con un’esultanza insolita che dette l’impressione ai tifosi di aver fatto il gesto dell’ombrello, prettamente italico. Fu inscenata una violenta contestazione contro l’arbitro Scorzoni, colpevole di non aver espulso il reo. La partita fu sospesa per alcuni minuti, per sedare i tumulti, e quando il gioco riprese l’arbitro bolognese, a pochi minuti dalla fine permise al Napoli di pareggiare con Tansini, grazie ad un rigore concesso per placare la folla. Ciò non gli impedì di subire un nutrito lancio di oggetti ed una scarpa sul petto. La partita fu data vinta all’Ambrosiana per 2-0 ed il campo venne squalificato per una giornata (a Salerno).



INTEMPERANZE ANCHE IN CAMPO NEUTRO  (7 giugno 1931)

A seguito della squalifica per gli incidenti di Napoli - Ambrosiana, gli azzurri ospitarono il Milan sul campo neutro di Salerno. Ma anche qui, a seguito della sconfitta per 1-0, i tifosi azzurri provocarono incidenti, convinti che a danno del Napoli si stesse attuando una congiura a favore delle milanesi. Il risultato di 1-0 non venne mutato, anche perché il Napoli aveva già perso sul campo, ma il clima rimase tesissimo. Nella successiva partita interna con il Torino (21 giugno 1931) conclusasi col risultato di 1-0 per i granata, la concessione ai granata di un rigore inesistente provocò un’invasione. Conseguenza, il 2-0 a tavolino e la squalifica di campo fino al 30 settembre del 1931.



A MILANO KARAKIRI DEI TIFOSI ROSSONERI  (29 aprile 1934)

All’ultima giornata di campionato, Milan-Napoli, con l’arbitro protagonista di una serie di sviste. Il pubblico meneghino lanciò ripetutamente oggetti in campo e non si fermò, nemmeno quando i rossoneri andarono in vantaggio su un Napoli composto da tutte riserve, tranne Innocenti (per il terzo posto ormai acquisito dagli azzurri e per risparmiarsi in vista della partita di Coppa Europa contro l’Admira). Di fronte ad un nuovo assurdo e violento lancio di pietre per una mancata espulsione di un giocatore napoletano , l’arbitro Zorzi di Vicenza fischiò in anticipo la fine. La vittoria fu assegnata al Napoli per 2-0, ma gli azzurri furono puniti con una forte multa di 10 mila lire per non aver schierato la migliore formazione.



SALLUSTRO SEGNO’, MA UN FISCHIO DAGLI SPALTI…  (20 gennaio 1935)

Livorno-Napoli. Due gol di Sallustro ed uno dell’ala azzurra Ferraris II, ma la seconda rete di Attila fu segnata nello stesso istante in cui sul campo si udiva un sibilo emesso da un fischietto. I toscani cedettero che l’arbitro avesse annullato il gol, ma Bonivento indicò il centro del campo: non aveva fischiato lui. Cominciò la contestazione dura del pubblico toscano, accompagnata dalle continue proteste dei giocatori amaranto, soprattutto dopo un terzo gol segnato da Ferraris II. L’arbitro, di fronte a tanta ostilità, fu costretto a ritenere sospesa la partita prima del 90’. Due giocatori amaranto furono espulsi, Garaffa ed Uslenghi ( il centromediano poeta , pittore e “carro armato” poi passato al Napoli), quindi gli spogliatoi vennero assediati dai tifosi toscani e protetti dalla Polizia. Due a zero del giudice sportivo in favore del Napoli per l’applicazione dell’allora articolo 40.




IL FEDERALE DI NAPOLI NON CONVINSE L’ARBITRO  (9 febbraio 1941)



In 30 mila all’Ascarelli per un sentitissimo Napoli-Lazio. L’arbitro, pur bravo, il bolognese Galeati, ne commise di tutti i colori consentendo tra l’altro ai laziali di andare in vantaggio con un discusso rigore. Ma a sette minuti dalla fine lasciò impunito un fallo da penalty macroscopico a danno dell’azzurro Rosellini, solo davanti al portiere Gradella (uno dei migliori in campo). Pareggio sfumato e rabbia dei tifosi con tentata invasione di campo. Le forze dell’ordine intervennero, bloccarono i tifosi esasperati. L’allora federale di Napoli, dott. Milone, invitò , quindi, l’arbitro a riprendere il gioco, garantendogli l’incolumità a lui ed ai laziali. Ma Galeati fermamente si rifiutò, sostenendo di aver concluso la partita al 38’ della ripresa. Due a zero, dunque, a danno del Napoli per l’articolo 50, squalifica di campo per una giornata, (a Lucca) multa di 500 lire e squalifica per più giornate all’attaccante Barrera. Nella foto, il portiere della Lazio, uno dei migliori all'Ascarelli.



UNO SPARO: L’ARBITRO STAMPACCHIA SI FINSE MORTO  (maggio 1945)

Dopo il periodo bellico, la ripresa del calcio fu difficile anche a Napoli, seriamente bombardata e con i campi di gioco, trasformati in depositi di carburante ed occupati dalle Forze Alleate. Le Autorità Civili e Militari, pressati dai tifosi, autorizzarono solo un campionato regionale, a patto che non ci fossero verificati disordini e soprattutto violenze. Ma l’impegno delle Società rimase solo una speranza. I risultati di ben dieci incontri furono decisi dal Giudice Sportivo. Da segnalare quanto accadde duranti un derby Salernitana-Napoli. Sull’ 1 a 1 mentre i giocatori si azzuffavano e se la davano di santa ragione, esplose la rissa anche sugli spalti, affollati di tifosi napoletani. Nella baraonda si udirono alcuni colpi da arma da fuoco. Attimi di sgomento, anche perché si vide l’arbitro Stampacchia accasciarsi al suolo. Morto? Ferito? Svenuto? No: l’arbitro aveva finto di essere stato colpito per placare i contendenti, giocatori e tifosi. Stampacchia venne portato via a braccia ed i giocatori rientrarono mesti e preoccupati negli spogliatoi. Il Comitato Regionale sospese l’attività a tempo indeterminato. Nessun arbitro se la sentiva di andare a dirigere gli altri incontri, soprattutto la  bollente Scafatese-Juve Stabia (capolista). Da Roma si sospese il campionato che riprese il 17 giugno del 1945, con Napoli-Juve Stabia 3-3 e le “vespe” campioni campani nel torneo regionale misto.



LE “VENDETTE” DEGLI ARBITRI  (19 ottobre 1947)

Il Napoli allo stadio del  Vomero affrontò il Vicenza alla ricerca della prima vittoria in campionato. Gli azzurri passarono in vantaggio con un gol di Busani e nella ripresa, dopo il pari dei veneti, avevano conquistato anche la vittoria con un gol di Di Benedetti, ma l’arbitro Massai di Pisa (quante malefatte commise nella sua carriera!) annullò la rete. Lancio di pietre, tentativo di invasione. Il risultato non fu cambiato dal giudice, ma il Napoli (multato di 300 mila lire) pagò con la squalifica del campo per una giornata e poi con una sconfitta la domenica successiva sul “neutro” di Pescara contro l’Alessandria, pericolante come il Napoli. Fu il frutto dell’insofferenza reciproca ormai stabilitasi tra il Napoli e la categoria arbitrale. Gli azzurri, tartassati a Pescara dall’arbitro Zambotto, furono sconfitti per 2-1 dai grigi piemontesi, a seguito di due rigori concessi agli ospiti e realizzati da Coscia e all’annullamento di una rete di Di Benedetti del tutto regolare che avrebbe significato il 2-2. Squalificati anche Di Costanzo e Pastore, distintisi sul…ring. Vendetta consumata, quindi.

AyeyeBrazov

Re:Le pagine nere nella storia del Napoli
« Risposta #1 il: 14 Febbraio, 2011, 14:42:07 pm »
PIETRE PER LA VITTORIA (23 novembre 1947)

Animi ancora esasperati al Vomero, anche perché i tifosi non accettavano il continuo atteggiamento deludente dei giocatori azzurri. Fu così che contro la Pro Patria, nonostante il gol di Krieziu e la vittoria per 1-0, al fischio di chiusura si registrò una fitta sassaiola in campo. Nessuno però fu colpito e la partita venne omologata con 1-0, ma arrivò, oltre ad una pesantissima multa la squalifica di campo. La partita con la Samp si giocò sul neutro di Firenze e il Napoli pagò con una sconfitta (1-2) le assurde “simpatie” arbitrali.




L’ARBITRO PER ORE ASSEDIATO NEGLI SPOGLIATOI  (11 gennaio 1948)


Terza partita della stagione ’47-’48 caratterizzata da sassaiole. Gol del solito Di Benedetti contro il Bologna al Vomero. Sembrava fatta e, invece, a pochi minuti dalla fine l’arbitro triestino Pieri, in nera giornata, convalidò la rete del pareggio di Biavati, preceduta da un fallaccio dell’ala nazionale ai danni di Pretto. I tifosi napoletani si sentirono defraudati della vittoria e a fine partita, secondo la moda di quella stagione, lanciarono una fitta sassaiola , completata dall’assedio all’arbitro, costretto per varie ore nello spogliatoio. Una giornata di squalifica al campo. Contro il Milan si giocò sul “neutro” di L’Aquila. Autogol di Rosi, raddoppio di Raccis, espulsioni degli azzurri Di Benedetti e Verrina e del milanista Cerri. Alla fine (0-2), tentativo di invasione di campo da parte dei tifosi del Napoli, accorsi in gran numero, e assedio all’arbitro Pera negli spogliatoi. Ma il Napoli pagò fino all’ultimo il rapporto ormai incrinato con gli arbitri e col “palazzo”. Famosa fu la scandalosa direzione di gara di Bonivento a San Siro il 20 giugno nella partita-spareggio per la retrocessione tra l’Inter ed il Napoli. Due falli da rigore ai danni di Krieziu e Barbieri non furono puniti, un gol regolare di La Paz venne annullato dopo una vera aggressione dei nerazzurri all’arbitro (ultima direzione della sua carriera). A fine partita, vinta dall’Inter per un gol di Lorenzi, la Polizia fu costretta a intervenire per proteggere Bonivento dalla reazione inviperita degli azzurri. Stagione segnata. Il veleno finale fu costituito poi dall’accertata corruzione operata dal Napoli per la partita vinta a Bologna. Conseguente il declassamento all’ultimo posto e retrocessione. Nella foto, un affondo di Di Benedetti,  il centravanti azzurro  nel 1947-48.



A NOVARA SASSATA SULLA TESTA DELL’ARBITRO  (5 aprile 1953)

Stavolta il Napoli, in serie positiva e destinato al quarto posto, subì l’ira dei tifosi in campo esterno, a Novara, dopo una vittoria per 1-0, con gol di Vitali. I tifosi piemontesi delusi per la sconfitta interna e per l’espulsione di due giocatori , reagirono violentemente colpendo l’arbitro Bellè con una sasso alla testa, a conclusione di incidenti in campo. Fu costretta ad intervenire la “Celere” a protezione dell’arbitro e del Napoli.




LA RISERVA MENTALE DELL’ARBITRO RIGHI (10 gennaio 1954)


Protagonista assoluto allo Stadio del Vomero l’arbitro Righi di Mestre, autoritario, ma per niente preciso. Il Napoli di Jeppson, Amadei e Bugatti affrontava il Genoa bisognoso di punti per la salvezza. L’arbitro non seppe contenere il gioco duro dei liguri. Falli plateali del Genoa non puniti, gol in fuorigioco dei rossoblu, nonostante lo sbandieramento del guardalinee, rigori non concessi al Napoli: mai vista una serie così lunga di errori, mentre sugli spalti la folla era in fermento. Righi arrivò persino a ritenere in gioco un pallone ribattuto in campo da un  fotografo, appostato dietro la porta di Bugatti. Inevitabile il tentativo di invasione di campo, prontamente respinto dalla Forza pubblica, con partita sospesa per cinque minuti. Ma dopo la ripresa del gioco, uno spettatore riuscì a ad entrare sul terreno, nell’intento di arrivare all’arbitro; sulla sua strada, però, trovò Comaschi, che prima lo stese con un violento huppercut e poi consegnò l’invasore ancora incosciente ai poliziotti. Da quel momento l’arbitro cambiò: diventò più “morbido” nei confronti degli azzurri e in pieno recupero assegnò un rigore al Napoli per una carica inesistente ai danni di Vinjei in area: gol di Amadei, 3-2 per gli azzurri. Evidente la falsa vittoria. I giocatori del Genoa furono rassicurati subito da Righi: la partita era stata da lui considerata chiusa prima della fine per le intemperanze del pubblico. “Non fate storie in campo, la partita ve la do vinta nel referto” dichiarò ai genoani. Righi inopportunamente ribadì la sua decisione anche dopo la partita, quando accettò di fare il viaggio di ritorno con i liguri. E nelle dichiarazioni alla stampa, i genoani confermarono di aver avuto in anticipo e in confidenza l’assicurazione del 2-0 a tavolino. Provocarono così polemiche e reazioni anche nella Federcalcio. Il Giudice puntualmente fu costretto ad assegnare la vittoria al Genoa (art. 58), ma evitò di aggiungere la squalifica del campo al Napoli. Solo 300 mila lire di multa. Nella foto, la Polizia fa uso di candelotti lacrimogeni per contenere i tifosi azzurri contestatori.




COLPI DI PISTOLA PER BLOCCARE GLI INVASORI (6 novembre 1955)


Preceduta da due arbitraggi negativi per gli azzurri (contro la Roma in casa e a Bergamo contro l’Atalanta), la partita con il Bologna al Vomero fu tra le più drammatiche che la storia del Napoli ricordi. Un quarto d’ora d’inferno, protagonista l’arbitro Maurelli di Roma, autore di un arbitraggio “tecnicamente imperfetto e psicologicamente insufficiente”, scrissero le cronache del tempo. Ad un quarto d’ora dalla fine, il Napoli vinceva per 3-0, nonostante falli e scarponerie dei felsinei passati inosservati. Sul finire due gol del Bologna. Dunque 3-2. Mentre tutti guardavano l’orologio, l’arbitro si trastullava, prolungando di qualche minuto la gara, giusto il tempo per fischiare al 47’ un rigore contro il Napoli molto dubbio. Un dipendente del Napoli, Piccolo, andò a protestare, ma incontrò sulla sua strada il massaggiatore del Bologna, che gli piombò addosso, tramortendolo con un colpo di bottiglia in testa. Al masseur bolognese un poliziotto mise sul momento persino le manette. Inevitabile l’invasione dai Distinti mentre Maurelli, protetto da un poliziotto,  guadagnava gli spogliatoi ed uno dei guardalinee veniva percosso. Di fronte alle centinaia di tifosi entrati in campo, incontenibili, la Polizia commise l’errore di ingaggiare una vera guerriglia con gli invasori, con lanci e rilanci, da entrambe le parti, di pietre e lacrimogeni. La situazione diventò tragica, quando i tutori dell’ordine cominciarono a sparare in alto a scopo intimidatorio. Oltre un’ora di assedio, centoquaranta i feriti, tra cui sette gravissimi, 92 medicati e curati nell’infermeria azzurra, trenta fermi, quindici arresti. Un’inchiesta fu predisposta dal ministro degli Interni, Tambroni. Maurelli dichiarò di essere pronto a ritirarsi. Il Giudice omologò il 3-3, con tre giornate di squalifica, poi ridotte a due . A Bari la Juve e a Roma la Fiorentina. Questa partita con i viola (2-4) il 31 dicembre 1955, fu la prima trasmessa in diretta Tv dalla Rai con anticipo al sabato. Quell'infelice arbitraggio consigliò o costrinse Maurelli a dare le dimissioni. Nella foto, idranti della Polizia sulla folla e l'arbitro Maurelli in fuga protetto dalla Forza Pubblica.



CONTRO L’INTER LACRIMOGENI IN CAMPO  (22 gennaio 1956)


Scontate le due squalifiche di campo per gli incidenti di Napoli-Bologna, gli azzurri tornarono al Vomero dopo due mesi e mezzo contro l’Inter. Arbitro il pur bravo Liverani, che non annullò il gol in contropiede del nerazzurro Massei, nonostante lo sbandieramento del segnalinee per fuorigioco. Tafferugli, parapiglia generale e tentativo di invasione respinto. Ritornata la calma, l’Inter raddoppiò regolarmente con Lorenzi, il quale continuò l’azione nonostante un fischio udito in campo. La difesa napoletana si fermò, non “veleno”, un caratteraccio, che segnò e poi beffeggiò Bugatti e Comaschi dopo il gol. Il terzino azzurro protestò con l’arbitro per il fischio che era echeggiato e per l’atteggiamento provocatorio di Lorenzi, finendo , però, lui anzitempo negli spogliatoi. L’espulsione provocò la reazione di un gruppo di facinorosi con una fitta sassaiola e l’impiego degli idranti, una specie di continuazione della “battaglia” precedente col Bologna. Il fischio del resto era stato udito da tutti sul campo, anche nella tribunetta stampa. Liverani sostenne di non aver fischiato e riuscì a portare a termine la partita (0-2). Lorenzi evitò l’aggressione all’ingresso negli spogliatoi, grazie anche a dei lacrimogeni. Conclusione: due giornate di squalifica al campo, poi ridotte a una (il Padova a Pescara). Dopo quella sconfitta, Lauro licenziò Monzeglio e assunse come allenatore Amadei. Nella foto, l'arbitro Liverani ed i giocatori si riparano dalla pioggia di oggetti e pietre al loro rientro negli spogliatoi del Vomero.



SQUALIFICHE PER 3 VOLTE IN UNA STAGIONE!  (29 aprile 1956)

Terza partita di fuoco in questa stagione ’55-’56 particolarmente violenta dei tifosi azzurri. Al Vomero ospite la Lazio dello svedese Selmosson, “bestia nera” di Comaschi. Agli immancabili scontri tra i due rivali e al risultato di 2-1 per i laziali, seguirono dagli spalti i lanci di tre (dicesi tre) pietre. Per sfortuna del Napoli, una di esse colpì l’arbitro Rigato e un’altra il commissario di campo, il barese Benetti. Punteggio confermato, ma vista la recidiva, il campo del Vomero fu squalificate per altre tre giornate da disputarsi su campo neutro: a Livorno (contro la Spal), a Lucca (la Triestina) e ad Arezzo (il Vicenza).




ARBITRO IN FUGA NELL’AUTO DEL COMANDANTE LAURO (4 ottobre 1959)


Ancora il Genoa al proscenio. Cinque anni dopo. Non c’era Righi stavolta , ma un arbitro novellino, Bruno De Marchi da Pordenone, non all’altezza di una partita così importante per la classifica. Dopo il gol di Barison che aveva portato in vantaggio il Genoa, l’arbitro commise due errori, uno dopo l’altro, non tecnici, ma psicologici, dovuti all’inesperienza. De Marchi fischiò un rigore per fallo su Vinicio proprio mentre Luis cadendo riusciva a colpire egualmente la palla e a segnare (!). Niente gol, ma penalty da battere. De Marchi irremovibile di fronte alle proteste degli azzurri e dei tifosi. Tiro del nervosissimo Comaschi, palo, il terzino riprendeva la palla (vietato dal regolamento) e la passava a Di Giacomo, gol annullato. 1-0 per il Genoa, e Napoli ultimo a zero punti. Immaginarsi la tensione sugli spalti. Una vera bolgia, mentre i giocatori guadagnavano il sottopassaggio sotto una fitta pioggia di pietre. A questo punto, entrò in scena la Polizia, indirizzando gli idranti verso le gradinate, quelle vicine al sottopassaggio, dove le reti erano state divelte. Ma dopo un po’ la pressione dell’acqua venne meno (chissà come e perché…) e la “Celere”, fu costretta prima al lancio dei lacrimogeni, poi intrecciò con i tifosi una vera, ignominiosa sassaiola. Bilancio: sessanta agenti feriti, di cui alcuni gravemente, trenta tifosi contusi, venti fermi, dodici arresti. L’arbitro lasciò lo stadio , ben accucciato, protetto nella macchina del Comandante Lauro. “Vienetenne cu mme – gli disse – debbono passare sul mio corpo” e fuori le auto della Polizia erano ancora impegnate in pazzeschi caroselli. Per il Giudice fu 2-0 a tavolino a favore del Genoa, accompagnato da una giornata di squalifica al campo ( a Livorno contro l’Atalanta). Nella foto, la Polizia al Vomero usa gli idranti per bloccare la rabbia dei tifosi in Napoli-Genoa.



IL NAPOLI IN B, SALLUSTRO IN LACRIME  (4 giugno 1961)


Stavolta l'arbitro (Angelini) non c'entra. La protesta dei tifosi con qualche lancio di oggetti in campo al San Paolo è provocata da una nuova deludente prestazione degli azzurri che danno un indecoroso addio alla Serie A, perdendo all'ultima giornata per 2-1 contro il Padova di Nereo Rocco. Del resto, tutto era stato previsto, dato il clima che esisteva intorno al Napoli, aggrappato ad un filo di speranza dopo un campionato penoso. Imponente spiegamento di polizia, le pompe idrauliche disposte tutte intorno al campo, gli ordini ricevuti preventivamente dai giocatori azzurri di correre subito negli spogliatoi a fine gara. La reazione della folla c'è stata, per fortuna non troppo violenta. C'è più disprezzo che ira. Un tifoso lancia una scarpa in campo che sfiora Sallustro. Il tecnico (subentrato nelle ultime due giornate sulla panchina di Cesarini in un estremo tentativo) blocca la sommossa, raccoglie la scarpa, si avvicina al bordo del campo,  la restituisce al legittimo proprietario. Poi scoppia in lacrime e provoca un applauso che blocca la reazione  contro i giocatori senza amor proprio e senza orgoglio. Nelle foto, Attila Sallustro piangente rientra negli spogliatoi e l'intervento della Polizia sugli spalti del S. Paolo per bloccare alcuni tifosi delusi per la sconfortante delusione della squadra azzurra.



BOMBA CARTA SU MONZEGLIO: VA IN OSPEDALE (6 gennaio 1963)


Si giocava al San Paolo, la folla era irritata, ma stavolta contro il Napoli deludente e avviato ad una nuova  retrocessione in Serie B. C'erano confusione societaria tra Lauro, Cuomo, Corcione, Fiore, Scuotto, debolezze tecnichee attriti tra Pesaola e Monzeglio, liti con i giocatori e tra gli stessi, quindi quattro azzurri squalificati per doping a San Siro. La squadra partenopea era nella bufera, i tifosi incontenibili nella loro rabbia. Durante Napoli-Torino (2-2) , il pubblico inferocito per gli errori degli azzurri se la prese con la panchina del Napoli dove sedevano Roberto Fiore, Bruno Pesaola, Eraldo Monzeglio e il medico Athos Zontini. Una grossa bomba-carta venne lanciata al loro indirizzo ed esplose fragorosamente. Monzeglio si accasciò al suolo: perdeva sangue dalla testa e dalla schiena. Trasportato a braccia negli spogliatoi, in preda a choc, il tecnico azzurro fu subito ricoverato alla Clinica Mediterranea, dove si riprese solo dopo un paio di giorni. Era una semplice avvisaglia. Di peggio doveva poi accadere qualche mese dopo, con l’arrivo del Modena e lo stadio San Paolo letteralmente violentato dai tifosi inferociti. Nella foto, Eraldo Monzeglio viene trasportato a braccia negli spogliatoi del San Paolo, dopo essere stato colpito da una bomba carta mentre sedeva sulla panchina del Napoli.




DISTRUTTE LE PORTE AL SAN PAOLO (28 aprile 1963)


Un’altra partita con esito drammatico. Fu la prima invasione nel nuovo stadio San Paolo, nel giorno in cui si votava per il rinnovo della Camera e del Senato. Arbitro il pur famoso Campanati. Di scena il Modena, diretto avversario nella lotta per la salvezza. Due gol dei canarini, il secondo con una vistosissima aggiustatine di mano di Bruells. Pochi minuti dopo su calcio d’angolo, il difensore modenese Balleri deviava la palla con le mani, impedendo a Fanello di segnare. Fischio dell’arbitro: ma anziché il rigore l’arbitro fischiava una punizione contro il Napoli. Quindi nuovo fallo di rigore non visto su Tomeazzi. Era la scintilla. Prima una pioggia di oggetti, poi un’invasione solitaria invasione bloccata dalla Polizia, quindi una marea di esagitati in campo, costrinsero giocatori ed arbitro a fuggire negli spogliatoi. Ma non era finita: la folla inferocita, anche per il comportamento deludente degli azzurri, si impadronì del campo, approfittando anche della carenza di Forza Pubblica impegnata soprattutto nei seggi per le votazioni. Impossibile impedire gravi atti di vandalismo. Furono divelti i tabelloni pubblicitari che servirono da ponte dagli spalti per invadere il terreno di gioco. Spaccati i marmi, asportati i travertini delle gradinate e distrutte totalmente le due porte in campo. I danni allo stadio superarono i 130 milioni dell’epoca. 148 furono i fermi, 62 i feriti. Un pomeriggio di vergogna. Si parlò di invasione organizzata. Le scene furono altamente drammatiche. Alla fine, due a zero del Giudice Sportivo e retrocessione ormai acquisita. Quattro le giornate di squalifica al campo, poi ridotte a tre, di cui una scontata nello stesso campionato (col Bologna sul neutro di Bari) e le altre riversate nella successiva stagione in Serie B. Nella foto, i tifosi invasori nella partita con il Modena distruggono le porte dello stadio San Paolo.


« Ultima modifica: 14 Febbraio, 2011, 14:50:17 pm da AyeyeBrazov »

AyeyeBrazov

Re:Le pagine nere nella storia del Napoli
« Risposta #2 il: 14 Febbraio, 2011, 14:42:16 pm »
LO BELLO BLOCCO’ L’INVASORE ALL’OLIMPICO (1 0ttobre 1967)

Ventimila napoletani al seguito degli azzurri all’Olimpico contro la Roma. Sul risultato di 2-1 per i giallorossi, un atterramento impunito di Altafini e una successiva espulsione di Juliano provocarono la reazione dei tifosi napoletani. Un focoso giovane del Rione Traiano, Gaetano Ramaglia, con un acrobatico balzo atterrò sul terreno dell’Olimpico, dribblò due azzurri che tentavano di placcarlo e giunse al cospetto del famoso Concetto Lo Bello, un arbitro bravissimo, spesso volutamente protagonista, irritante e temuto dai giocatori. Il “signore di Siracusa” fischiava un rigore dopo l’altro. Dalle tribune gli urlavano spesso “Duce-Duce-Duce”, ma lui ,insensibile, continuava a correre impettito. Lo Bello, per niente intimorito, aspettò l’invasore solitario a piè fermo, ma questo, una volta giunto, davanti all’arbitro si bloccò e rimase immobile, impietrito dallo sguardo severo del siciliano che senza usare violenza al suo mancato aggressore, lo prese con fermezza per un braccio e lo consegnò ai poliziotti, inseguitori mancati. Nessuna conseguenza per il Napoli.



A MARASSI L’ARBITRO GONELLA AZZOPPATO (5 novembre 1967)

Drammatico finale di Sampdoria-Napoli a “Marassi”. I blucerchiati, in vantaggio con un gol di Frustalupi, si videro costretti al pareggio a tre minuti dalla fine, a seguito di un discusso calcio di rigore assegnato da Gonella e trasformato da Altafini. Dura contestazione dei tifosi genovesi, pietre in campo. Una colpì l’arbitro alla gamba destra. Gli incidenti proseguirono e Gonella venne assediato negli spogliatoi liguri.



SBARDELLA IN FUGA DA PALERMO SULL’ELICOTTERO (16 marzo 1969)


Derby del Sud a Palermo, con l’arbitro Sbardella particolarmente ostile nei confronti del Napoli. Al termine del primo tempo (1-1) un inedito Ferlaino, da appena due mesi presidente del Napoli e forse ignaro delle regole, entrò alterato nello spogliatoi dell’arbitro ed esclamò: “Arbitro lei si sta facendo arbitrare dal pubblico!” Improvvisamente, ma forse anche conseguentemente, Sbardella nella ripresa cambiò il tenore dell’arbitraggio, dimostrandosi più “morbido” di prima verso gli azzurri. E dopo il vantaggio del Palermo (2-1, doppietta di Troja) assegnò un calcio di rigore al Napoli. Tra bordate di fischi, Altafini (che precedentemente era stato perseguitato dai tifosi palermitani) non sbagliò e, in segno di reazione e di giubilo per il pareggio raggiunto, alzò il braccio destro al cielo. Ma questo gesto diventò successivamente offensivo quando i tifosi siciliani notarono che  sull’avambraccio  Altafini  aveva poi maliziosamente poggiato l’altra mano, mimando così il "gesto dell’ombrello". Si tentò in più punti di scavalcare la rete di recinzione per punire l’arbitro ed il brasiliano. La Polizia riuscì a contenere la rabbia dei tifosi locali e la partita riprese dopo un quarto d’ora, ma quando il terzino Miceli segnò il gol della vittoria azzurra (3-2), la folla non ebbe freni. Obiettivo dei tifosi Altafini e l'arbitro. Mentre l’arbitro e i giocatori delle due squadre (nel Palermo giocava anche l'allenatore azzurro Edy Reja, allora centrocampista) raggiungevano in un lampo gli spogliatoi, ebbe inizio una violenta sassaiola dei teppisti verso le Forze dell’ordine. L’assedio allo stadio durò tre ore, ma molto prima l’arbitro aveva lasciato lo stadio a bordo di un elicottero delle Forze dell'Ordine, atterrato sul rettangolo di gioco, mentre gli azzurri raggiungevano l’aeroporto (assediato) nascosti in due cellulari. Il collega Giuseppe Pacileo, appena uscito dallo stadio, si imbattè in un distinto   signore che portava per  mano il figlio di  sei-sette anni e lo senti  esclamare ” Uno ne dobbiamo ammazzare. E dopo ci rispetteranno!” Luminoso esempio di insegnamento e di preparazione alle future generazioni. Per il Palermo arrivò ovviamente la sconfitta (2-0) a tavolino (art. 50) e la squalifica del campo di gioco per due domeniche. Dopo la partita, Altafini fu querelato da un gruppo di tifosi palermitani che si erano ritenuti offesi dal gesto. Uno alla volta, questi tifosi furono convinti a ritirare la  querela. L'ultima fu una farmacista che pretese un incontro con Josè a Palermo. Altafini riuscì a convincere la signora che il suo gesto era stato male interpretato... Nella foto, il gesto offensivo di Altafini dopo il suo gol a Palermo. Josè è trattenuto   da capitan Juliano.



CONTRO LO SWINDON TOWN INVASIONE E DANNI AL SAN PAOLO (28 maggio 1970)

Incidenti stavolta per una partita internazionale. Napoli-Swindon Town, finale del torneo anglo-italiano. Invasione di campo, gravi danni allo stadio San Paolo per ottanta milioni. Una bella cifra per quei tempi. L'impianto di Fuorigrotta fu squalificato per due anni in ambito internazionale. Era il Napoli di Zoff, Bianchi, Juliano, Altafini.




IL MILANISTA VILLA COLPITO CON UN LANCIARAZZI (20 dicembre 1970)


Le due prime della classe, Napoli e Milan si affrontavano al San Paolo, in clima natalizio, tanto per spiegare come mai sul campo i fuochi di artificio non si sprecarono, anche in considerazione dell’avvenimento calcistico di eccezionale importanza. I rossoneri andarono in vantaggio al 37’ e con una tattica guardinga conservarono il risultato sino al termine. A pochi minuti dalla fine un tifoso stupido e criminale indirizzò con la pistola lancia razzi un colpo sui milanisti, a seguito di una decisione contestata dell’arbitro Lo Bello. Il razzo (forse due) esplose nelle vicinanze di un gruppo di giocatori ospiti nei pressi della linea laterale e il rossonero Villa si accasciò al suolo. La folla fischiò il gesto sconsiderato del teppista, intuendo anche come sarebbe finita la partita. E infatti arrivò il 2-0 a tavolino e la squalifica del campo per una giornata ( Napoli-Verona a Bari) da parte del Giudice sportivo, il mitico avvocato Barbè. Al collega Pacileo che era andato a salutarlo negli spogliatoi a fine gara, Concetto Lo Bello disse in napoletano: “ Mettimmece ‘stu lutto…”, preannunciando così le punizioni del Giudice. Il folklore, lo spettacolo pirotecnico e pittoresco era scaduto quindi in teppismo. Ferlaino, alla vigilia, aveva persino messo premi in palio fra il pubblico affinché non venissero sparati mortaretti o petardi, ma venne sopraffatto: due ore di fuochi continui, un “ineguagliabile spettacolo” all’altezza di un fine anno, come fu superficialmente definita quella rappresentazione pirotecnica, si concluse nella maniera peggiore, da non ripetere o imitare. Purtroppo gli spari dagli spalti ebbero diversi seguiti deleteri nel corso degli anni. Nella foto,  Lo Bello arbitro  di Napoli-Milan, uno dei migliori direttori di gara.



L’ARBITRO IN SALVO SULL’AUTO DI FERLAINO (23 dicembre 1973)

Dopo tre anni il Napoli capolista, guidato da di Vinicio, perse l’imbattibilità casalinga, sotto i colpi del Milan e per i gol di Biasiolo e Chiarugi che avevano prima raggiunto il Napoli (gol di Canè) e poi lo avevano superato (1-2). La perdita del primato e il comportamento dell’arbitro Menegali di Roma trasformarono i tifosi, che di recente avevano acquisito una nuova credibilità. Incidenti sugli spalti, tentativi sventati di invasione di campo, lacrimogeni  della Polizia. Ferlaino fu costretto ad accompagnare l’arbitro alla stazione. Per fortuna l’arbitro nel suo rapporto non infierì. Arrivò solo una multa  di due milioni e 300 mila lire.




A VERONA ASSEDIO AI NAPOLETANI (1 settembre 1974)

Stavolta una partita di Coppa Italia, a Verona, con i tifosi gialloblu ancora risentiti per la retrocessione in B, dovuta alla denuncia dell’azzurro Clerici, il quale sul finire del campionato precedente, alla vigilia di Verona-Napoli, aveva rivelato che il presidente Garonzi aveva tentato di corromperlo promettendogli una Concessionaria Fiat in Brasile. Quindi processo e retrocessione degli scaligeri. Prevedibile il clima ostile per gli azzurri. Ancora più ostile poi per il successo finale ( 2-1) della squadra di Vinicio, dopo un gol di Esposito su rigore ed un gol di Braglia a cinque minuti dalla fine. Invasione al termine del primo tempo, invasione ancora più massiccia a fine gara, dopo un nutrito lancio di pietre, seguito poi da un assedio ai giocatori napoletani negli spogliatoi. Il pullman del Napoli fu preso a bersaglio da questi esagitati e si uscì da quella bolgia solo dopo alcune ore. Le due giornate di squalifica al campo veronese (poi ridotte ad una) furono considerate una punizione molto mite.



UNA BOTTIGLIETTA SULLA TESTA DEL SEGNALINEE (15 dicembre 1974)


Contro la Juve al San Paolo, Vinicio vide fallire la tattica del fuorigioco, e del calcio totale, che aveva appreso dagli olandesi durante i mondiali in Germania. L’organico azzurro non era ancora adatto a quegli schemi e il primo tempo terminò con la Juve in vantaggio per 3-0, con i gol degli ex Altafini e Damiani. Nella ripresa il Napoli, peraltro anche stanco per una “battaglia” in Coppa Uefa contro il Banik, perse la testa, Clerici sbagliò un rigore, ma realizzò una doppietta. Poi i gol bianconeri diventarono sei. A pochi minuti dal termine alcuni teppisti, delusi per la pesante sconfitta, iniziarono un nutrito lancio di oggetti verso i segnalinee. Una bottiglietta colpì sfortunatamente un collaboratore dell’arbitro e fu chiaro che sarebbero arrivate le squalifiche di campo. Furono tre, poi ridotte a due (a Roma contro il Torino e poi contro il Varese). Il risultato eclatante (6-2) non venne cambiato dal Giudice Sportivo. Fu, quella, la stagione del secondo posto a due punti dalla Juve e della famosa sconfitta in extremis , sempre contro la Juve, a Torino, a seguito del gol a sorpresa con la zampata risolutiva di Josè Altafini, “panchinaro” e “core ‘ngrato”, entrato in campo a pochi minuti  dalla fine. Nella foto giocatori in fuga sotto le pietre contro la Juve



IN UNA STAGIONE DUE TENTATIVI DI INVASIONE (9 gennaio 1977)


La Juve vinse al San Paolo con due gol di Boninsegna e Scirea nel giro di sei minuti finali. Arbitro il fiorentino Menicucci. La folla delusa reagì alla sconfitta. Incidenti, lancio di oggetti in campo, tentativo d’invasione. Il Giudice Sportivo confermò il due a zero per i bianconeri. Il Napoli giocò in campo neutro due partite (a Bologna contro il Perugia e a Roma contro il Catanzaro). Altri incidenti sempre al San Paolo il 22 maggio contro la Fiorentina, arbitro Falasco, ultima giornata. Dopo il vantaggio viola, per un autogol di Castellani, ed il pareggio di Savoldi, a 5' dalla fine, l'arbitro Falasca non concesse un rigore al Napoli per un evidente atterramento di Massa. Sul rovesciamento di fronte, Caso conquistò la vittoria per la Fiorentina. A quel punto saltarono i nervi un po’ a tutti, Juliano lanciò il pallone contro l’arbitro (si beccò quattro turni di squalifica) La successiva invasione di un tifoso, bloccato prima di raggiungere l’arbitro, provocò lo 0-2 a tavolino, più 4 giornate di squalifica al campo (poi ridotte a 3) ed un punto di penalizzazione in classifica finale, perché il Napoli era recidivo nella stessa stagione per episodi di teppismo. Tre i feriti ed un morto per infarto sugli spalti. Nella foto, capitan Juliano. Fu talmente irritato dall'arbitraggio di Falasco in Napoli-Fiorentina da lanciargli palesemente il pallone contro e pagò con quattro giornate di squalifica.




DUE GIOCATORI LAZIALI ALL’OSPEDALE (7 gennaio 1979)

Napoli-Lazio al San Paolo. Mentre le squadre facevano il loro ingresso in campo, alcuni tifosi del Napoli cominciarono a sparare, in segno di giubilo, alcuni razzi che, mal diretti, esplosero nei paraggi del gruppo laziale. I giocatori Manfredonia e Pighin, rimasti a terra storditi per lo scoppio, furbescamente fecero ritorno negli spogliatoi e non giocarono. Vennero accompagnati in ospedale dove accusarono disturbi all’udito, con un presunto (i napoletani sostennero “molto presunto”) trauma ipoacustico percettivo destro. L’incontro terminò 1-1 (gol di Nicoli e Savoldi), ma il Giudice Sportivo applicò il 2-0 a tavolino in favore della Lazio e una giornata di squalifica del campo, a Pescara contro il Verona. In quest’ultima partita, risolta da un contestatissimo rigore trasformato da Savoldi, il popolare presidente del Verona Garonzi, (quello che aveva tentato di corrompere l’azzurro Clerici cinque anni prima) infuriato contro l’arbitro Menicucci, quel giorno, 21 gennaio 1979, chiuse col calcio: squalifica a vita!




SQUALIFICA CON L’EINTRACHT SCONTATA QUEST'ANNO (7 dicembre 1994)

Stavolta gli incidenti non si registrarono in campionato, ma in Coppa Uefa, dove gli azzurri vennero eliminati al terzo turno dall'Eintracht Francoforte (1-0 sia all'andata che in uno sfortunatissimo ritorno). Nella gara di andata dagli spalti di Fuorigrotta furono lanciati molti oggetti in campo: lo stadio San Paolo venne squalificato a livello europeo, squalifica che è stata scontata soltanto quest'anno.



BOTTIGLIETTA SUL GUARDALINEE (3 dicembre 2000)

Durante Napoli-Bari (1-0) diretta dall'arbitro Rodomonti, tensione sugli spalti. Vengono lanciati alcuni oggetti, una bottiglietta colpisce un guardalinee. Il Giudice affibbia alla società azzurra una giornata di squalifica, poi cancellata in appello.Il Napoli in quella stagione viene retrocesso.



AL DEBUTTO DI EDMUNDO, RAZZO IN CAMPO E SQUALIFICA (21 gennaio 2001)

Era il Napoli del duo Ferlaino-Corbelli, destinato ad una nuova retrocessione in B. Al San Paolo di scena l’Udinese e vittoria per 1-0 dei friulani con gol di Sosa al 68’ (sì, proprio l’argentino Sosa tesserato poi dal Napoli di De Laurentiis), e con l’esordio di Edmundo “’o animal” in maglia azzurra. Arbitro Ayroldi. Di fronte alle contestazioni dei tifosi, il Napoli ipotizzò un complotto. Un razzo partì dal settore dei “Fedayn” della curva B e finì sul terreno di gioco. Una giornata di squalifica del campo (a Palermo con la Fiorentina), anche perché alcune settimane prima, il 3 dicembre, in Napoli-Bari dai distinti una bottiglietta era stata lanciata in campo, colpendo un guardalinee Il San Paolo fu squalificato e poi la pena venne sospesa.




LA SOCIETA’ NEL MIRINO DI TIFOSI ORGANIZZATI (27 gennaio 2002)

Campionato di Serie B. Quello della travagliata “liquidazione” di Ferlaino, l’arresto di Corbelli, l’arrivo di Naldi. Incidenti prima durante e dopo la partita con la Salernitana (1-1) . A Napoli c’era clima di contestazione contro la società. Prima della partita furono distribuiti volantini che invitavano i tifosi a disertare lo stadio. Il bus della Salernitana fu oggetto di lanci di pietre e vennero feriti il medico e il massaggiatore granata. Dopo l’avvio della gara, col Napoli in vantaggio, un gruppo di ragazzi, utilizzando materiale per lavori di ristrutturazione, raggiunsero il bordo campo. Vennero placcati dalla Forza Pubblica, un ragazzo sgusciò alla presa e si avvicinò al portiere Mancini baciandolo. Chiaro che era in corso un’azione di disturbo per creare problemi alla società. La partita era solo un’occasione. Pochi minuti dopo dai Distinti partì un razzo che colpì di struscio un ragazzo in curva A, bruciacchiandogli il giubbotto. La società azzurra parlò di strategia della tensione ai suoi danni. Alla fine  un manipolo di teppisti aspettò i tifosi granata per aggredirli. Furono dispersi dalla Polizia. 4 feriti 7 denunciati, una giornata di squalifica al campo.



IL DERBY MAI GIOCATO DI AVELLINO, LA MORTE DI ERCOLANO (20 settembre 2003)


Un altro campionato negativo: 14° posto in serie B e una situazione societaria drammatica fatta di milioni di euro di debiti, stipendi non pagati, lotte interne alla società e un presidente, Naldi, poco scaltro, abbandonato al suo destino da tutto l'ambiente a lui vicino, ormai sul baratro del fallimento. La stagione azzurra era partita subito male con un tragico evento verificatosi in occasione del derby campano Avellino-Napoli: la partita non verrà mai disputata (3-0 a tavolino a favore degli irpini) a causa dell'invasione di campo da parte dei tifosi napoletani, e lunghi scontri con le forze dell'ordine, letteralmente aggredite. Durante gli incidenti, trovava la morte un giovane sostenitore azzurro: il diciannovenne Sergio Ercolano, caduto, durante gli incidenti, da una pensilina in plexiglass. Dopo questi tristi avvenimenti, il Napoli fu costretto a giocare cinque partite a porte chiuse lontano dal San Paolo, nello Stadio di Campobasso. La lunga squalifica al Napoli venne inflitta per “dare un esempio”, ma non diede frutti soprattutto nei confronti dei mascalzoni implicati negli scontri. Nella foto, i primi soccorsi a Sergio Ercolano nello stadio "Partenio", dopo la tragica caduta del tifoso.



CON LA ROMA IN COPPA, PORTE CHIUSE (8 dicembre 2005)

Prima fase della Coppa Italia, ottavi di finale, partita casalinga d’andata tra il Napoli in Serie C e la Roma protagonista in Serie A (gara perduta 3-0) davanti a 60 mila spettatori. Gli scontri tra tifosi e Polizia prima, durante e dopo la partita, costrinsero il Napoli (e la Roma) a giocare il “ritorno” all’Olimpico a porte chiuse (2-1 per i giallorossi che entrarono nei quarti). Il prefetto di Roma, Serra, aveva disposto infatti che l’incontro, per esigenze di ordine pubblico, si svolgesse senza gli spettatori sugli spalti. Furono molti i fumogeni accesi nelle gradinate del San Paolo e gravi gli incidenti anche fuori dello stadio a fine gara, con lanci di lacrimogeni e pietre tra Polizia e teppisti. Venne persino assalito da un gruppo di giovani il commissariato di Fuorigrotta, dove erano stati rinchiusi alcuni tifosi arrestati.




TROPPI PETARDI, GARA SOSPESA DUE VOLTE (2 dicembre 2006)

A seguito delle sospensioni di Napoli-Frosinone, interrotta due volte dall’arbitro Orsato in seguito all’esplosione di bombe carta, il San Paolo, già diffidato, fu squalificato per una giornata, con l’obbligo di giocare a porte chiuse la successiva gara interna con il Mantova. Durante la partita col Frosinone erano stati esposti anche due striscioni oltraggiosi nei confronti della Polizia. Omologato il risultato di 1-1, il Giudice Sportivo sottolineò la “specifica e reiterata recidività" dei sostenitori del Napoli, ma fece rilevare nel dispositivo anche la dissociazione di una parte della tifoseria azzurra.



Infine i fatti di Roma del 2008 ma quelli non rientrano nelle pagine nere della SSCNApoli piuttosto in quelle del giornalismo italiano.
« Ultima modifica: 14 Febbraio, 2011, 15:01:17 pm da AyeyeBrazov »

AyeyeBrazov

Re:Le pagine nere nella storia del Napoli
« Risposta #3 il: 14 Febbraio, 2011, 15:02:43 pm »
finito, spero vi piacerà :sisi:
C'è una considerazione da fare vedendo quante ingiustizie in un secolo di calcio i tifosi del Napoli hanno dovuto sopportare passando molto spesso da vittime a carnefici :nono:

Offline noel

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Re:Le pagine nere nella storia del Napoli
« Risposta #4 il: 14 Febbraio, 2011, 17:27:03 pm »
ehehe ci sono alcune cose che fanno ridere....certo che spararsi addosso per una partita... :maronn:

guallera

Re:Le pagine nere nella storia del Napoli
« Risposta #5 il: 14 Febbraio, 2011, 17:29:48 pm »
Nel 1975 a mio padre a Firenze, gli tirarono un lavandino appresso... :brr: